Non degno di nota
alle ore 13:58 di venerdì, 29 settembre 2006

Credo di non aver mai parlato a nessuno di D.
D. è una delle persone che non nomino quasi mai, ma che ha fatto parte della mia infanzia. Dire che ne ha fatto parte, forse, non è corretto... Direi che è stato una Presenza... sì, questo è il termine giusto: una presenza.  
In un periodo in cui le risate e i giochi erano per me la cosa più bella, la sua figura silenziosa e schiva mi metteva timore. Una sottospecie di paura che mi faceva tenere le distanze.. Lui, di certo, non tentò mai di accorciarle. Viveva nel suo angolo di silenzi e pensieri e caos.
Nei 10 anni trascorsi a casa dei miei nonni, ricordo una sola volta nella quale gli parlai... Timorosa da impazzire; mia madre dietro di me che ripeteva:
"avanti, chiediglielo"
Con lo sguardo basso, una sola domanda. Chiesi: 
"D., per favore, mi faresti un disegno? Sei così bravo."
Non mi fece mai quel disegno e io non ripetei mai più quella domanda. I SUOI disegni, il SUO mondo. Disegni tracciati solo ed unicamente per lui. Solo ora mi rendo conto che, in molti di loro, lui si cercava.
Un dipinto che ritraeva la vecchia casa, riporta la data dei suoi 17 anni. La casa vista da lontano, i prati e bambini che giocano a palla sull'erba. Non credo che in quei prati, durante i suoi 17 anni, ci siano mai stati bambini che giocavano a palla.
Tanti autoritratti in posizioni diverse, in tante espressioni diverse, con gradazioni degli occhi diverse. Posizione di lato, di profilo, primo piano; espressione preoccupata, stupita, asettica; occhi verdi, castani, celesti, giallo-verde. GIALLO. Giallo, come quello dei pazzi.
Fogli disegnati fitti a matita. Fiori, soli, ghirigori infiniti... tracciati in momenti di noia e nervosismo. PAURA?
Ritratti di mio nonno in varie posizioni, in varie espressioni. Soprattutto quella pensante, quella abituale, quella che ti faceva nascere un sentimento intenso di rispetto. Mio nonno, visto come il capofamiglia, quello da rispettare: SUO PADRE. Suo padre raffigurato in molti quadri, in molte sculture. La persona da render fiera. La persona a cui voleva dimostrare affetto ma non poteva, per timidezza, per paura di sembrare debole (ma debole lo era). DEBOLEZZA. un uomo non può dimostrare l'affetto a suo padre con baci e carezze, perciò lavorava... lavorava per lui e lo ritraeva come il suo sogno nel cassetto. Come il sogno proibito. IL SOGNO.
Ora che mio nonno è sopravvissuto e che gli effetti della malattia lo costringono a letto, D. può dimostrare finalmente il suo amore per lui. Baci e carezze, baci e carezze.
"ti voglio bene papà". Lo ripete come quelle poesie che ti insegnavano da piccolo e poi ti facevano ripetere di fronte a tutti i parenti... Le guance arrossate per l'imbarazzo, perchè per la prima volta sei esposto e ti senti messo alla prova, ma che poi, appena finito, lascia una sensazione di orgoglio, di emancipazione, di autostima, di liberazione. LIBERAZIONE.  
Mi capita di chiedermi cosa pensasse anni fa, quando se ne stava ranicchiato in un angolo ad accarezzare il suo cane.
Mi capita di chiedermi cosa pensasse mentre ritraeva mio nonno e mentre scolpiva i tratti del suo volto e ne modellava le curve.
Mi capita di chiedermi cosa pensasse di sè stesso, in tutte le sue posizioni, espressioni e gradazioni degli occhi.
Mi chiedo, ora, se è riuscito a capire qual'è il loro colore reale.
Certo che, in fondo, io e D ci somigliamo in alcune cose. Di certo non ci sono dubbi... la pazzia è genetica. :))

12
Non degno di nota
alle ore 13:48 di martedì, 26 settembre 2006


(per gentile concessione)
Non degno di nota
alle ore 22:07 di domenica, 24 settembre 2006

Questo vorrei.
Senz'affanni pensarti.
Tu ugualmente.
Non degno di nota
alle ore 15:29 di venerdì, 15 settembre 2006

Sonno incerto.
Quando l'anima trema
apro gli occhi.
"