Non degno di nota
alle ore 20:53 di mercoledì, 29 novembre 2006

Da circa quattro mesi vivo praticamente da sola.
Ho dei nonni molto anziani: un nonno che per comunicare fa solo dei cenni con la testa, ma si fa capire e una nonna che non capisce bene la differenza tra bello e brutto, cattivo buono, giusto sbagliato e non si fa capire.
Come è naturale che sia i nonni molto anziani, spesso, non possono essere lasciati in balia di loro stessi… ma questa è un’altra storia e non ho intenzione di parlarne ora e forse non ne avrò mai.

Questa simil-indipendenza piovuta all’improvviso mi ha spiazzato. C’è poco da fare facce strane. Il giorno prima arrivi a casa e corri da una stanza all’altra per evitare di imbatterti in prediche buoniste e (soprattutto e ripeto Soprattutto) scassaballe, mentre il giorno dopo varchi la soglia e l’unica voce che ti risponde è la tua, perché le stanze sono vuote e l’eco si diffonde, si spande e ti fa ciao.
In più devi aggiungere alla tua vita tutte le cosine che una volta evitavi astutamente: lavatrice, lavastoviglie, pentole da lavare, stanze da sistemare/pulire. E solo quando aggiungi queste cosine, ti rendi conto di quanto scomodo, orribile, terrificante e stupido sia avere una casa di due piani.
Mia coinquilina fantasma è Sbabbala: mia sorella. Lei mangia, sporca e fa la spesa. Quest’ultima cosa capita solo quando, aprendo il frigo, si vedono quelle balle di paglia tipiche da “far west” che stanno a simboleggiare “il nulla assoluto, la desolazione, la strada deserta, il nulla, la morte”. Perciò è un evento.
Se fossi automunita, lo farei io ma…

   “Non ti preoccupare, faccio io quando torno dal lavoro. Vuoi qualcosa in particolare?
   “Mah, sì, potresti prendere un po’ di verdura, così mangiamo qualcosa di sano
    "Ok"  OK.  OOOOOOK.

(In un angolino del cervello, i criceti spulciano lo schedario per elencare una spesa tipo)

La macchina arriva, mia sorella scende e io le vado incontro per aiutarla a portare in casa le borse della spesa.

   “3 borse, ma che hai preso? Qui ci basta per un mese”
   “Che senso ha fare la spesa se poi ci dobbiamo tornare tra una settimana? Tanto vale prendere più cose, così ci dura di più no?"

   “Il discorso fila”

Entriamo in casa e incomincio ad aprire le borse per sistemare le cose nelle dispense.

N. 3 litri di latte (il latte è importante).
N. 2 mozzarelle
N. 2 barattoli di funghetti.
N. 4 barattoli di yogurt (ok)
N. 1 pacco di patate surgelate da friggere (uhm… va bhè)
N. 1 pacco di pasta Barilla, della serie i piccolini

    "Ma perché questa?!"
    "Maddai è così bella"

N. 1 confezione di pane da tramezzini

    "E la maionese?"
    "Oh, l’ho dimenticata."
    "Meglio così."

N. 4 sacchetti di patatine. (oddio)
N. 1 scatola di gelati stecco serie Magnum (oddioooo).
N. 1 vaschetta di gelato variegato al cioccolato (oddiooooo)
N. 1 pacco di biscotti con gocce al cioccolato (oddioooooooo)
N. 1 confezione di brioches con gocce di cioccolato (ma è una fissa!)
N. 1 confezione di formaggio striminzito con funghi (eh bhè... i funghi)
N. 2 bottiglie di coca cola.
N. 1 confezione di thè freddo alla fragola.. (alla fragola????)
N. 4 confezioni di carta da regalo

    "E questa???!"
    "Sai… il Natale"

    "E quello cos’è???? Hai comprato pure un fusto da 5 litri di birra??"
    "Era in offerta."
    "Va bhè, non si sa mai… e la verdura?"
Non degno di nota
alle ore 21:24 di martedì, 21 novembre 2006

La luce prende forme ovali.
Come sempre il sonno non arriva.
Il rosso ondeggia nel blu.
Tutti vanno a dormire e rimango io sola.
Si spande, si allunga..
E' in questi momenti che credo qualcosa non vada,
quando il silenzio diventa amico, diventa sostegno, diventa caro,
diventa tesoro.
si allunga e si divide, si stacca...
Ma nessuno riesce a stare solo troppo tempo.
Qualcosa viene a mancare,
ondeggia solo, poi si ricongiunge
perchè siamo fragili e soli ci sentiamo incompleti.

Spengo l'interruttore e tutto torna unito.

20/11/2006 h. 2.30
Non degno di nota
alle ore 19:37 di martedì, 21 novembre 2006


M. says:
dico una cosa... io sono una persona assurda, a volte mi odio
Ale says:
pure io, mi prenderei a scarpate in faccia se i piedi ci arrivassero


UPDATE 28/11/2006.
A.A.A.: cercasi volontari, no perditempo.
Non degno di nota
alle ore 20:27 di lunedì, 13 novembre 2006

La prima intenzione di oggi era quella di scrivere qualcosa di carino carino, grondante del mio solito grande senso dell’umorismo, definito da me “umorismo zero”, perché – diciamocelo – non faccio ridere nemmeno i due criceti che ho in testa (sempre che siano ancora vivi) o qualsiasi forma di vita che possa considerarsi animata -.-‘. Sì, insomma, meglio una pedata nel culo, che una mia battuta. Perciò abbandono l’idea e passo al post sclero, dove non farò altro che lamentarmi..  

Nell’ordine naturale delle cose, in un mondo perfetto, la giornata di oggi si sarebbe svolta in modo diverso.
La sveglia suona. Gli occhi si schiudono. Mi sveglio fresca come una rosa, mi preparo con calma, scegliendo con cura cosa mettere e presto la dovuta attenzione a ME, perché mi voglio un casino di bene ed è dovere far notare la sicurezza che mi traspira da tutti i pori.
Perciò eseguo le seguenti operazioni:

- Operazione N.1: mi lavo i denti;
- Operazione N.2: metto almeno un filo di trucco (sta sempre bene, si sa) + profumo;
- Operazione N. 3: mi pettino i capelli in modo ultra fascinoso;
- Operazione N.4: prima di uscire bevo il mio caffè.

E poi via! Verso la stazione, il treno, l’università, dove seguo la lezione, rido come una matta e faccio tanti massaggini alle mani a tutti. ^_^      
Ma questo non è un mondo perfetto e le cose, almeno per me, non seguono mai (e ripeto mai e ribadisco MAI!!) un ordine naturale.

La sveglia suona, ma io non la cago, come sempre. Non ci credo che sono già le 7 del mattino - penso - mi sarò addormentata sì e no un’ora fa.
Mio padre urla: “e’ tardiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii” e io in preda al panico penso “porco cazzo, non sono le sette, sono le sette e 40!!!!”.
Mi alzo, mi preparo in fretta raspando a casaccio quello che capita  (uff! io volevo fare pandan di colori!). 
Mi fiondo in bagno e trattengo un gemito nel guardarmi allo specchio.. ossignor che occhiaie... come cazzo si fa a voler bene ad una faccia del genere??

Eseguo le seguenti operazioni:

- Operazione N.1: con una mano prendo lo spazzolino e mi lavo i denti e con l’altra mi pettino;
- Operazione N. 2: ‘sti cazzi, non c’è tempooooooooooooo
 

Prendo il treno per un soffio e arrivo in aula più stanca di prima, mi sento addosso 10 anni in più. Ogni persona che mi incrocia tra i banchi mi chiede se sto bene, se ho l’influenza o qualche malattia innominabile (noooooooo è la mia faccia, porco mondo!!!).
Come è ovvio che sia, quando dormo poco la notte, il giorno seguente mi aspettano sempre otto ore di lezione ed è così anche oggi. Ho sonno e ho due occhiaie che sembrano il Grand Kanyon; tra l’altro non sento nessun movimento cerebrale… i criceti devono essere morti -.-'
Prego il signore perché questa sofferenza abbia fine, ma il Signore, come sempre, sfoggia il suo umorismo sottile che io paragono più volentieri al sadismo.

La porta dell’aula si apre ed entra la direttrice dell’università con al seguito un tizio con la telecamera più grande e stratosferica che abbia mai visto.
“Non vi spiace se questo signore fa qualche ripresa della classe e della lezione? – dice tutta raggiante – è di una rete locale e vorrebbero fare un servizio”.
Certo! Ovvio! Porco giuda!!!

Per il resto della lezione prendo appunti come non ho mai fatto in vita mia, cercando di non alzare gli occhi (le telecamere mi terrorizzano, mi mettono a disagio), cercando di non attirare l’attenzione. Forse l’attenzione l’attiro anche troppo, perché con la coda dell’occhio mi accorgo di avere la telecamera a 30 cm di distanza, puntata su di me e sul mio foglio (uhmmmmmm)
Vuoi vedere che io e la mia compagna di banco eravamo le uniche cretine che scrivevano? La lezione finisce. Guardo la direttrice salutare l’operatore e poi sorridere a tutta la classe. La  fulmino con lo sguardo (peccato non mi abbia visto), con tutta probabilità era uscita dal parrucchiere un’ora prima e con tutta probabilità aveva in programma questa cosa da una settimana (¬_¬).
La vita è uno schifo, tutto è uno schifo e io mi faccio schifo. Prendo uno specchietto e guardo i cerchi viola che ho attorno agli occhi… bhè, mal che vada penseranno che portavo un paio di occhiali da sole, di quelli fashion naturalmente.
"