Ok, devo scrivere un post. Questo blog non è una testata giornalistica e bla bla bla e potrei fregarmente ma devo, perché qui mi danno per scioperanda e non lo sono, perché mi dicono che se apro un blog poi lo devo curare, gestire, pettinare e lavare come fosse il gattino che tanto desidero (anche se Chester ha dato una definizione migliore del blog, forse :D).
Allora curiamolo, gestiamolo, pettiniamolo e laviamolo questo blog! Quello che segue è un post tedioso ed inutile come tutti i precedenti.
Dopo questo la mia vita non subì il cambiamento radicale che mi aspettavo. Tutti i filmini mentali che mi ero fatta, rimasero filmini mentali, perché Lui continuava a stare per i cazzi suoi; io, invece, mi inacidivo peggio dell’aceto. Perciò ecco la nostra bella storia: ci limitavamo ai saluti in lontananza. Io presto azzerai le nostre distanze portando con me un binocolo, almeno l’illusione di averlo vicino potevo averla. Questa cosa indefinibile durò alcuni mesi (ripeto Mesi e ribadisco MESI!!) fino a che lui decise di lasciarmi. Io ne rimasi distrutta, sconvolta, non riuscii più a riprendermi. Al solo pensiero sto male ancora (ahahahahahahahahahahah). Ok ok mi ripresi subito, però dovetti subire per giorni l’inutile compassione delle mie compagne di classe, che solo in quel momento, si scoprivano tutte in blocco le mie migliori amiche (ohibò, dovevo essermi persa qualcosa). Poco prima di San Valentino, un piccione viaggiatore mi disse che CiccioBello voleva riallacciare la nostra storia idilliaca al che pensai “eh, sti cazzi, non se ne parla nemmeno” "Vuoi rimetterti con CiccioBello?" E io risposi: “Sìììììììììììììììììììììì”
Si insomma, era il mio primo ragazzo (??!!??) e io non sapevo minimamente come dovevo comportarmi, mentre lui, a quanto si diceva (ma ci credo poco tutt’ora) aveva avuto altre due ragazze.
Il giorno di San Valentino il piccione viaggiatore tornò e chiese:
A questo punto, qualcuno o nessuno si chiederà cosa mi regalò. Ebbene mi regalò un orsetto in ceramica, con una rosa rossa di pizzo in mano: QUESTO
La Rosa ormai non c'è più, ma era molto molto carino, o almeno, ai tempi lo trovavo carino. Così carino che lo conservai con cura nella sua scatola cilindrica e trasparente, sul comodino della mia camera. Lo conservai così per 8 anni. In fondo, anche un oggetto può mantenere saldi dei ricordi e CiccioBello è un ricordo. Un bel ricordo, che mi fa ridere come una matta e me lo fa immaginare mentre saltella da tutte le parti come un pirla. Ma purtroppo ogni bel ricordo, prima o poi, viene infranto, o quasi.
Un giorno tornai a casa e mamma disse:
"Stavo sistemando la camera, ho fatto solo per spostarlo ed è caduto… No, non si è rotto, ma mentre lo rimettevo nella scatola la rosa si è sgualcita, come dire, sfilata.. Sì ho provato a rimetterla a posto ma non ci sono mica riuscita. Si, mi spiace, ma senti.. tu per caso sapevi che quella rosa, in realtà, è un paio di mutandine?"
Morale della Favola: le persone riservano sempre delle sorprese, anche a distanza di anni -_-'
Appena iniziate le medie ero proprio una sfigata.. ero alta un metro e una banana, arrossivo per qualsiasi cosa ed avevo paura di tutto. Avevo 11 anni; la frangia tagliata di netto appena sopra gli occhi; i capelli biondi lunghi fino a metà schiena, che io odiavo, ma mia madre “tienili lunghi che sono belli e così non tornano più”.
Chissà perchè tutto non torna più: i giorni, i mesi, gli anni.
Sempre a rimpiangere qualcosa: il primo amore; il bacio che non hai dato a quella persona; il modo in cui ti sei separato da qualcuno; l’attimo in cui avresti potuto dire “io ti voglio bene davvero”; i capelli biondi, lunghi e lisci.
Oggi la cosa non è cambiata di molto, mi porto sempre dietro il mio bagaglio di sfigaggine, ma mi viene somministrata in dosi giornaliere accettabili e soprattutto non letali. Insomma, si vive.
Ma quando avevo 11 anni, anche solo uno sguardo mi faceva raggiungere una temperatura di 250 gradi, soprattutto se lo sguardo arrivava dal ragazzo di turno che mi piaceva (ora ho compensato con una tachicardia acuta, ma vabbè, in qualche modo, nella vita tutto si compensa. Si chiama equilibrio… o forse è solo una strunzata).
Ho una nebulosa assurda ripensando agli anni passati alle medie. Ricordo il rigore a cui ci si doveva attenere in classe, quando entrava l'insegnante di un’altra sezione: tutti in piedi “in segno di rispetto”. Uno scazzo totale, ma lo si faceva, per evitare che il professore si vendicasse con un’interrogazione.
In breve tempo diventò un movimento automatico, tant’è che io smisi perfino di guardare il professore che entrava con la circolare (o qualsiasi altra cosa portasse). Oltre a questo, ricordo la prima cotta.
Io matricola sfigata, lui ragazzo del terzo anno, chè a quell’età due anni di differenza sembravano un mare innavigabile. Visto e considerato che non ricordo più il nome di questo ragazzuolo carino, gli assegnerò un nome a caso, ovvero: Gran Pezzo di Figo.
Per disilludere subito qualsiasi fantasia che si possa avere su una bimba di 11 anni e un ragazzino di 13, dico subito che tra me e Gran Pezzo di Figo non successe mai niente. Fu solo una di quelle cotte che ti porti dietro per pensare a qualcuno, per riempire le pagine del diario con un nome e scrivere tutte quelle frasette orribili e pucciose che circolano dai tempi del Big Bang. (ossignor). Citiamo un ‘esempio:
Ma anche questo fa parte della fase “crescita”, ti insegna il senso della competizione che in questo caso era: “chi ha il diario più figo?” o “chi ha il diario più stra-colmo?”… di cazzate si intende, ma a quell’età queste cose non le capisci e scambi per poesia qualsiasi cosa faccia rima.
In un giorno di febbraio successe una cosa. Era l’ora di matematica, questo me lo ricordo, perché mai dimenticherò la faccia del mio professore e dei miei compagni in generale.
Bussarono alla porta e come un lavoro di routine io mi alzai…“in segno di rispetto”.
“Che scazzo” pensai, mentre incurante guardavo il banco. Con l’angolo dell’occhio vidi il mio compagno di banco che mi guardava, ancora seduto e bisbigliava “che cazzo stai facendo??!!”
Al chè alzai gli occhi… guardai i miei compagni, tutti seduti e poi guardai avanti e lo vidi, era lui!!! Era Gran Pezzo di Figo, che mi guardava con un’espressione tra l’inebetito e il divertito.
La mia faccia raggiunse la temperatura limite anzi, ne sono quasi certa, esplose, mentre tutti i miei compagni sghignazzavano e io rimpicciolivo fino a scomparire sotto il banco, la sedia, sempre più giù, fino a sotterrarmi nell’angolo più buio e deserto del pianeta.
E qui finisce la storia, tratta dal mio libro nero delle figure di M.!
Concludo questo post con un’altra frase, tratta da un diario (NON MIO EH!!!), chè possa allietarvi la giornata:
“Quando ci lasceremo ti griderò AMERICA
così ricorderai che siamo STATI UNITI”