Non degno di nota
alle ore 23:16 di lunedì, 02 ottobre 2006

(Ripreso dalla cartella nascosta in una cartella, nascosta in una cartella, a sua volta nascosta in una cartella)

 

 
"E’ impressionante come..

Anni fa ero…

Questa sera sono…"

Quanti inizi, quante frasi lasciate ancora prima di prendere forma.

"Le parole mi restano dentro, non prendono forma, sostanza e colore.

Non riesco a capire cosa mi succede… perché all’improvviso non riesco più a scrivere una parola, una frase, senza che io mi senta spaventata all’idea che qualcuno legga, capisca, giudichi."

Cosa è successo Sally? Cosa ti ha portato a questo stato di noia, tristezza e paure?

La felicità che cercavi non l’hai forse avuta? Ma, forse, sei sempre stata troppo ambiziosa riguardo ai sentimenti e alle sensazioni… Non eri tu che dicevi “credo in una felicità che va oltre la felicità stessa?”. Cosa ti fa sentire felice? Cosa?

"Non so… un sorriso, una carezza, un abbraccio."

Forse non ricevi sorrisi, carezze e abbracci? Non è sufficiente tutto l’amore che stai ricevendo? Non eri tu che ti lamentavi del fatto che il tuo continuo dare non aveva mai un riscontro? E ora? Ora non ti basta? Non avevi detto che ti saresti accontentata di poco? Ma poi, questo poco non ti sembra così grande da togliere il fiato?

"Allora sto sbagliando…"

Non stai diventando fredda e sterile?

"Perché devo continuare a saltare come un cagnolino ammaestrato?"

L’amore ti ha preso all’improvviso, con l’ombra di un altro ancora più grande nel cuore. Ti sei lasciata andare, senza dire niente, emozionandoti, senza cercare confronti.

"Nessun amore è uguale no? E’ così vero? Ti prego dimmi che è così."

Sally in fondo lo sai anche tu. Niente sarà mai uguale. Niente. Mai più

2000


Non degno di nota
alle ore 13:58 di venerdì, 29 settembre 2006

Credo di non aver mai parlato a nessuno di D.
D. è una delle persone che non nomino quasi mai, ma che ha fatto parte della mia infanzia. Dire che ne ha fatto parte, forse, non è corretto... Direi che è stato una Presenza... sì, questo è il termine giusto: una presenza.  
In un periodo in cui le risate e i giochi erano per me la cosa più bella, la sua figura silenziosa e schiva mi metteva timore. Una sottospecie di paura che mi faceva tenere le distanze.. Lui, di certo, non tentò mai di accorciarle. Viveva nel suo angolo di silenzi e pensieri e caos.
Nei 10 anni trascorsi a casa dei miei nonni, ricordo una sola volta nella quale gli parlai... Timorosa da impazzire; mia madre dietro di me che ripeteva:
"avanti, chiediglielo"
Con lo sguardo basso, una sola domanda. Chiesi: 
"D., per favore, mi faresti un disegno? Sei così bravo."
Non mi fece mai quel disegno e io non ripetei mai più quella domanda. I SUOI disegni, il SUO mondo. Disegni tracciati solo ed unicamente per lui. Solo ora mi rendo conto che, in molti di loro, lui si cercava.
Un dipinto che ritraeva la vecchia casa, riporta la data dei suoi 17 anni. La casa vista da lontano, i prati e bambini che giocano a palla sull'erba. Non credo che in quei prati, durante i suoi 17 anni, ci siano mai stati bambini che giocavano a palla.
Tanti autoritratti in posizioni diverse, in tante espressioni diverse, con gradazioni degli occhi diverse. Posizione di lato, di profilo, primo piano; espressione preoccupata, stupita, asettica; occhi verdi, castani, celesti, giallo-verde. GIALLO. Giallo, come quello dei pazzi.
Fogli disegnati fitti a matita. Fiori, soli, ghirigori infiniti... tracciati in momenti di noia e nervosismo. PAURA?
Ritratti di mio nonno in varie posizioni, in varie espressioni. Soprattutto quella pensante, quella abituale, quella che ti faceva nascere un sentimento intenso di rispetto. Mio nonno, visto come il capofamiglia, quello da rispettare: SUO PADRE. Suo padre raffigurato in molti quadri, in molte sculture. La persona da render fiera. La persona a cui voleva dimostrare affetto ma non poteva, per timidezza, per paura di sembrare debole (ma debole lo era). DEBOLEZZA. un uomo non può dimostrare l'affetto a suo padre con baci e carezze, perciò lavorava... lavorava per lui e lo ritraeva come il suo sogno nel cassetto. Come il sogno proibito. IL SOGNO.
Ora che mio nonno è sopravvissuto e che gli effetti della malattia lo costringono a letto, D. può dimostrare finalmente il suo amore per lui. Baci e carezze, baci e carezze.
"ti voglio bene papà". Lo ripete come quelle poesie che ti insegnavano da piccolo e poi ti facevano ripetere di fronte a tutti i parenti... Le guance arrossate per l'imbarazzo, perchè per la prima volta sei esposto e ti senti messo alla prova, ma che poi, appena finito, lascia una sensazione di orgoglio, di emancipazione, di autostima, di liberazione. LIBERAZIONE.  
Mi capita di chiedermi cosa pensasse anni fa, quando se ne stava ranicchiato in un angolo ad accarezzare il suo cane.
Mi capita di chiedermi cosa pensasse mentre ritraeva mio nonno e mentre scolpiva i tratti del suo volto e ne modellava le curve.
Mi capita di chiedermi cosa pensasse di sè stesso, in tutte le sue posizioni, espressioni e gradazioni degli occhi.
Mi chiedo, ora, se è riuscito a capire qual'è il loro colore reale.
Certo che, in fondo, io e D ci somigliamo in alcune cose. Di certo non ci sono dubbi... la pazzia è genetica. :))

12
Non degno di nota
alle ore 15:08 di lunedì, 19 giugno 2006

Non ricordavo fosse così spaventosamente dispersivo, quasi inquieto nel suo strano ripresentarsi a me. Re-inserire il programma di riadattamento e ricominciare a guardare le cose nell'ottica del "pensante a un piede da terra". E giudicare se stessi in terza persona... 

Lei in una stanza. Lei sola. Musica nell'aria... musica che trascina, allontana. Luce artificiale alle pareti. Respira a fondo, lentamente; come tecniche buddhiste di meditazione. La sua mente, sgombra dai pensieri della giornata, dal nervosismo caoticamente punzecchiante

Un pensiero, una persona, lei e questa persona. Cancellare l'idea, mettere i punti di sospensione per ritardare le foto mentali di lei, lui e lei, lei e lui, loro. Cancellare, dimenticare, ignorare. Aspettare?
Il tempo corre, l'idea non si attenua. La piccola sognatrice di storie perfette... La prima a scappare dalla sua inesorabile crescita, la prima a spaventarsi per qualcosa che sta diventando grande, importante; la prima a farsi coinvolgere più a fondo, nel cuore

E andava incontro a questo quasi ridendo, nella sua innocenza... persa in un attimo, nella luce fioca di un'abajure. E le dita che scorrevano sulla pelle, disinibite e immerse nella perfezione. Morbida sensazione, respirando gli odori...e i nervi che si scioglievano dalla tensione della prima vera dolcezza ricevuta. E lei si sentiva spronfondare, quasi galleggiare, in questo attimo che per lei significava una vita. Delle lacrime per battezzare la serenità e la pace.. e il vero amore.

(2001)


 
 

Non degno di nota
alle ore 15:06 di lunedì, 19 giugno 2006

- Le parole non basteranno mai per dirti quanto, per dirti come...

Le parole che non ti ho detto, ora non avrebbero più lo stesso sapore. -

(2001)

"