Credo che una donna, prima o poi, senta quando è il momento. Sente di essere pronta.
E’ il momento? Mi sento pronta? Sì, cazzarola! Sono intrisa di spirito materno da far schifo, gli occhi mi si accendono come due fari, appena vedo passare un bambino davanti a me. Voglio voglio voglio essere una mammina giovane e premurosa!
Qualcuno deve aver sentito questi influssi materni aleggiare nelle stanze di casa, perché, poco dopo aver formulato questi pensieri, mi dicono: “oggi devi tenere le bambine per il pomeriggio”.
Siiiiiiiiiiiiii quelle due graziose bambine che io adoro tanto, soprattutto quando mi guardano con quegli occhi cerbiattosi da farmi intenerire anche l’angolo più calcificato del cuore.
“Nessun problema, che bello” rispondo e quasi mi vedo saltellare come se avessi sette anni, mentre mamma mi da un pacco da scartare. Faccio proprio schifo. Contegno.
Le bambine arrivano. Tranquille, si guardano “Lilo & Sticchio” per la centesima volta e io mi figuro una brava mammina di casa. Laura si stiracchia e mi abbraccia e mi dice “ti voglio bene!”. Sì sì, sarà perfetto.
Il cartone animato finisce. Scende un silenzio di tomba, quel tipo di silenzio che precede qualcosa di catastrofico, che ti fa gelare il sangue. Le bambine si alzano e si trasformano.
Quello che segue è stato tagliato e censurato dalla mia mente, intrisa di spirito materno (naturalmente).
Mi ridesto dal mio trance un’ora dopo, mi vedo lanciare una pallina da tennis verso Francesca, che ride sull’indemoniato andante.
“Tu mi lanci la pallina e la prendi e io ti lancio la mia e la prendi”.
Lei me la rilancia come un lanciatore di baseball. La pallina prende una velocità di 150 km orari colpendomi sugli stinchi, in testa, sullo stomaco. Lei ride, io un po’ meno.
Continua a lanciare la pallina, colpendo e rovesciando la ciotola d’acqua del cane, due barattolini di spezie e l’astuccio sul tavolo (con conseguente spargimento di colori sul pavimento).
Laura apre un cassetto e butta tutto all’aria, urla, infastidisce il mio canarino battendo le mani sulla gabbia e, mentre cerco di fermarla, un’altra pallina mi colpisce in testa.
La mia testa incomincia a ronzare, guardo con istinto omicida la palla che mi ritrovo in mano, con un forte desiderio di lanciarla da tutte le parti. Contegno.
Dove sono finiti quei teneri occhi cerbiattosi?
Qualcuno mi salvi!!!
Un’ora dopo gli aiuti arrivano. Mi ritrovo di nuovo sola, il silenzio di casa mia non mi è mai parso così caro e bello. Mi accendo la prima sigaretta del pomeriggio, mentre, distesa sul divano, mi ripropongo le solite due domande.
E’ il momento? Mi sento pronta?
Il vuoto mentale mi pare un'ottima risposta.