"la vita è fatta di compromessi" leggevo questa notte; le pagine illuminate dalla luce arancione-rosata della piccola abajure.
Piccole regole e piccoli compromessi per il viver bene... ovvero, tante e piccole limitazioni che consciamente e inconsciamente ci imponiamo per stare bene con gli altri; per non oltrepassare quelle linee immaginarie di proprietà privata che le persone (che tutti) tracciano per salvaguardare sentimenti e ricordi... (che riassunti tra loro si chiamano privacy). Perciò ci limitiamo anche nelle azioni, nel modo di esprimerci... e tutto per non ferire, deludere, esagerare.
Allora mi sono chiesta... quanto davvero riusciamo a conoscerci se non oltrepassiamo quelle linee? e soprattutto, quanto riusciamo a vivere?
Poi ho pensato... "cazzo, Ale, sono le quattro del mattino, meno seghe mentali e più ore di sonno".
Hotel california in sottofondo.
Saranno mesi che non prendo un foglio di carta per scrivere. Ho sempre preferito la carta al “foglio magnetico” (mi è sempre piaciuto chiamarlo così). Vedere l’inchiostro che si impossessa del bianco, insinuandosi nei pori e nella maglia fitta di cellulosa, mi ha sempre dato una strana emozione. Vedere le curve di scrittura… le mie F infinite, le mie S attorcigliate…
Ho diversi ricordi di me che provo diverse scritture, ma sinceramente non ricordo se mai ne ho trovata una che mi appartenesse completamente, perchè il cambiamento è sempre stato un carattere che mi ha distinto dagli altri. La voglia di cambiare in continuazione.